Lo stabilisce l’emendamento della commissione al ddl Biotestamento che sopprime il sesto comma del primo articolo del testo. Il comma eliminato prescriveva che “il rifiuto del trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo non possono comportare l’abbandono terapeutico. Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l’erogazione delle cure palliative”. L’emendamento della commissione è passato a larghissima maggioranza: i voti a favore sono stati 360, 21 i contrari e due astenuti.

Biotestamento, il paziente avrà il il diritto di abbandonare le terapie. Il paziente potrà avvalersi del diritto di abbandonare le cure. E’ la facoltà che è stata riconosciuta con l’approvazione, da parte dell’aula della Camera, di un emendamento al ddl sulle Disposizioni anticipate di trattamento e sulle norme in materia di consenso informato, che ha soppresso il sesto comma dell’articolo 1 della legge. Il comma abrogato prescriveva che il “rifiuto del trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo, non possono comportare l’abbandono terapeutico. Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l’erogazione delle cure palliative”.

Dal canto suo il medico potrà però rifiutarsi di ‘staccare la macchina’ che tiene in vita un paziente, nel momento in cui questo abbia deciso di rinunciare alle terapie sanitarie. Puno degli emendamenti-cardine (presentato dalla commissione Affari Sociali) della legge sul consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. L’emendamento – passato con 281 voti, 120 contrari e dieci astensioni – ha ‘rotto’ l’asse Pd-M5S, che aveva finora caratterizzato l’iter della legge, ed è stato votato da Pd, Ap, Lega, Udc, Ds-Cd e da una parte maggioritaria di Fi ma non dal M5S che si è opposto perché, come ha spiegato il deputato Matteo Mantero, “introduce una forma di obiezione di coscienza” per i medici. Ha votato no anche Articolo 1-Mdp.

“Il medico – recita l’emendamento approvato – è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico assistenziali”. La relatrice Donata Lenzi (Pd) ne ha spiegato la ratio, ammettendo che l’emendamento era stato uno dei più discussi e sulla quale la commissione non era riuscita a trovare un punto di incontro. “Staccare’ un paziente da una macchina – ha detto – richiede al medico un comportamento attivo, qualcosa che va oltre l’astensione”. “Con questa norma, se il medico ritiene che una certa decisione vada contro le sue convinzioni, allora il medico può dire ‘mi astengo’ e, come stabilisce il codice deontologico, deve continuare a farsi carico delle cure del paziente, fino a che non arrivi un collega a sostituirlo. Non possiamo puntare il fucile alla tempia del medico e imporgli di staccare il paziente dalla macchina”.

“Non è neanche vero – ha continuato Lenzi – che la struttura sanitaria non sia obbligata a dare seguito alle volontà del paziente, perché il comma 10 dell’articolo 1 dice chiaramente che le strutture devono dare piena attuazione alla legge e dovendo dare piena attuazione alla legge, le strutture sono chiamate a trovare una ‘risposta attiva’”, affinché la volontà del paziente sia rispettata. “Quello che noi non abbiamo voluto fare è una scelta esplicita che preveda un meccanismo analogo a quello della legge 194, con gente che prima ancora di trovarsi davanti al caso concreto anticipa già quello che farà, elenchi di persone disponibili o non disponibili, perché quel sistema ha mostrato di avere grandi limiti e che quindi non voglio si riproduca. In questo campo più di tutti gli altri, ogni scelta del medico e del paziente, rappresentano, hanno una loro storia”, ha concluso Lenzi.

Vale anche per le cliniche cattoliche. Le cliniche private, ed in particolare quelle cattoliche, convenzionate con il sistema sanitario nazionale, non potranno chiedere alle Regioni di essere esonerate dall’applicazione delle norme sul biotestamento “non rispondenti alla carta di valori su cui fondano i propri servizi”: l’Aula della Camera ha respinto a scrutinio segreto l’emendamento di cui era primo firmatario Gian Luigi Gigli che mirava ad evitare penalizzazioni “nei rapporti che legano” quelle strutture al Sistema sanitario nazionale. L’emendamento è stato bocciato con 335 no e 82 sì.

Intanto Mina Welby e Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla procura di Massa per il reato di istigazione o aiuto al suicidio, in relazione alla morte di Davide Trentini, il 53enne malato di sclerosi multipla, deceduto il 13 aprile in Svizzera dove era stato accompagnato dalla Welby per ottenere il suicidio assistito. Lo ha reso noto il procuratore capo di Massa Aldo Giubilaro spiegando che l’iscrizione è avvenuta a seguito dell’autodenuncia di Welby e Cappato.

E’ dal 2013 che si parla dell’argomento alle Camere. Diverse le proposte di legge depositate in Parlamento. Tra le altre una petizione popolare che è stata depositata in Parlamento il 13 settembre 2013.